Internet dal posto di lavoro
e la sicurezza dei dati
Da Web@Work 2004 è emerso che i dipendenti considerano la navigazione su Internet dal posto di lavoro importante quanto il caffè del mattino. La linea di confine tra l'uso di Internet per scopi personali e lavorativi appare sempre meno netta e l'indagine ha rilevato una notevole discrepanza tra quanto i dipendenti ammettono di fare e quanto effettivamente accade sulle reti aziendali secondo i responsabili IT.
I dipendenti dichiarano, ad esempio, di trascorrere in media 2 ore alla settimana navigando su Internet per scopi personali, mentre per i responsabili IT il numero di ore supera le sei settimanali. Analogamente, solo il 2% dei dipendenti ammette di accedere a tool di hacking dal posto di lavoro, mentre un terzo dei responsabili IT intervistati afferma di aver constatato l'uso di strumenti di hacking da parte di dipendenti.
L'indagine ha inoltre rilevato che molti responsabili IT non sono consapevoli, o comunque non comprendono appieno, i rischi reali delle nuove minacce veicolate da Internet, come spyware, instant messaging, file-sharing peer-to-peer e virus come MyDoom. Circa il 95% dei responsabili IT afferma, ad esempio, di aver fiducia nella capacità del software antivirus utilizzato dalla propria azienda.
Per quanto riguarda il P2P, l'84% di tutti i dipendenti intervistati ammette di ritenere che il download di contenuti protetti da copyright da siti Web in reti peer-to-peer come Kazaa e Grokster sul posto di lavoro non sia corretto. Ma il 21% dei dipendenti dichiara di ascoltare la radio o vedere i notiziari su Internet. Solo il 6% ammette invece di aver scaricato e archiviato sul proprio Pc video clip e filmati dal contenuto non attinente al lavoro.
Sul web, i dipendenti preferiscono: notiziari (84%), siti di turismo (64%), invio e ricezione di email personali (56%), fare shopping (55%), fare banking online (53%).
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